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Antonio Randazzo da Siracusa con amore
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Lo stemma di Santa Lucia
 
 
La storia dello stemma di Siracusa può essere narrata anche attraverso il mondo delle arti decorative ed uno tra gli studi più significativi sull’oreficeria siciliana è stato affrontato da Maria Accascina la quale ha dimostrato con metodo scientifico come il patrimonio della Sicilia inerente l’area dell’oreficeria e dell’argenteria è stato davvero vasto e le arti decorative hanno rappresentato una preziosa testimonianza per l’analisi delle vicende storiche.
Nella recente pubblicazione di Dario Bottaro “Santa Lucia. Sacro e prezioso, il corredo del simulacro di Santa Lucia a Siracusa”, l’autore asserisce che gli studi e i documenti pubblicati da Giuseppe Agnello hanno portato la Accascina a convincersi dell'esistenza di una bulla siracusana secondo quanto tramandatoci dagli studi dello stesso:  "Siracusa doveva già avere, fin dal secolo precedente [si riferisce al Quattrocento], un valoroso artigianato se, con diploma di  Lodovico d'Aragona del 1345, viene ad esso affidato l'incarico di costruire una cassa d'argento, per riporvi le reliquie di S. Lucia, simile a quella fatta dai Catanesi per le reliquie di S. Agata".
La bulla aretusea non fu però sempre la stessa. La più antica riproduceva il vecchio stemma della città dove figurava un castello con torre al centro, mentre nel XVIII secolo abbiamo due tipi di bulla, la prima usata fino alla metà del secolo, l'altra nella seconda metà. La prima era costituita dallo stemma della città con prospetto a tre torri dove quellacentrale, più alta, era sormontata da una corona cui erano affiancate la data per intero e le iniziali del console. Nella seconda metà del secolo cambia lo stemma che adesso raffigura un'aquila con ala destra alzata e ala sinistra bassa, con zampe poggianti su fasci di fulmini. Affiancano il nuovo stemma cittadino la data per intero, e le iniziali del console seguite dalla lettera C. Sul finire del XVIII secolo, considerando l'ultimo trentennio, si apportano alcune modifiche: la data non è più incisa per intero, ma solo i due numeri finali preceduti dalle iniziali del console e spesso anche le iniziali dell'argentiere. Nel XIX secolo ancora qualche cambiamento: lo stemma della città propone l'aquila come fatto in passato, ma stringente i fulmini con gli artigli, la data per intero con le iniziali del console seguite dalla lettera C e le iniziali dell'argentiere”, come sostiene l’Accascina.
Riguardo il simulacro argenteo di S.Lucia, Marina Russo nel suo saggio afferma che “… la cassa, nella sua preziosità artistica, poggia su quattro aquile d'argento che recano lo stemma della città, chiaro simbolo della partecipazione del Senato alla realizzazione del simulacro”. (foto 4)
Riguardo alla catalogazione degli oggetti, che completano il simulacro argenteo, il libro di Bottaro ci ricorda che Giuseppe Agnello in modo dettagliato ci rende partecipi dello slancio e dell'amore che i siracusani durante i secoli hanno dimostrato verso la Santa Patrona, attraverso la loro descrizione.
La corona, la tazza e il pugnale sono l'omaggio del popolo alla Santa che il 6 gennaio 1784 liberò la città da un violento maremoto e dalla peste. Il pezzo più prezioso è sicuramente la corona dove sono presenti rubini, diamanti, ametiste, smeraldi e molte pietre dure tutti incastonati alla base della corona e nelle otto cuspidi che con slancio da essa si innalzano e che terminano, riducendosi, con forma lanceolata; la Russo osserva che in una sardonica è pure incisa una porta turrita, vecchio
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