Il Re e il contadino - miti e leggende

Antonio Randazzo da Siracusa con amore
Miti e leggende
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Il Re e il contadino

Favola racconto di Antonio Randazzo

È un vecchio racconto, una specie di parabola che mi raccontavano i miei da bambino, alla quale ho aggiunti riferimenti e modi di dire diversi facenti parte di altri racconti.

Buon giorno uomo di terra!

Buon giorno uomo di guerra rispose il vecchio contadino.
I convenevoli saluti erano tra un nobile cavaliere appena fermatosi e un contadino intento ad ammirare la verdeggiante pianura.
Non è un episodio delle mille e una notte e non era il tempo delle mele, ma una normale giornata di primavera come potrebbe essere il tempo presente.
È una storia vera rimossa dagli storiografi che l’hanno considerata favolistica, avvenuta in un reame non molto distante da qui, governato da un Re giusto e assennato, al tempo in cui Betta filava che riempiva di lana il fuso e lo riponeva.
Il cavaliere che era il Re bafè biscotto e minè che aveva una figlia bafigghia, biscotto e minigghia, bellissima e dolce, ambita e corteggiata da tanti cavalieri che aspiravano, sposandola, ad ereditare il trono del Re bafè, il quale, era in apprensione per il futuro della figlia e del suo regno.
Assillato da questo naturale pensiero da genitore quasi ogni giorno a cavallo girava per i suoi domini alla ricerca di una soluzione.
Come abbiamo visto, quel giorno, pensieroso e affranto si fermò a riposare dov’era l’anziano contadino.
Il re bafè domando al contadino: che dicono le lunghe? E il contadino di rimando rispose: son diventate corte caro cavaliere.
Continuando il re domando ancora: che dicono le due? Son diventate tre, rispose il saggio popolano mentre il re chiese ancora: in montagna neve c’è? E si, rispose il contadino, caro cavaliere tempo ne è.
A quel punto il sovrano si illuminò, aveva trovato la soluzione al suo cruccio e quindi con fermezza e autorità, fattosi riconoscere, ordinò al vassallo di non raccontare ad altri il dialogo appena concluso.
Non racconterai questo a nessuno se prima non mi avrai rivisto cento e una volta.
Il re, inforcato il suo cavallo ritornò subito alla sua reggia e ordino ai suoi consiglieri di inviare messi in tutto il regno per invitare i pretendenti, principi e popolani aspiranti alle nozze con sua figlia che avrebbe acconsentito solo se qualcuno avesse risposto a tre specifiche domande chiarendone il significato: cosa dicono le lunghe; cosa dicono le due e, in montagna c’è neve.
Tutti i principi del circondario tentarono invano di dare la soluzione.
Uno dei tanti che era veramente innamorato della principessa Bafigghia, sconsolato errava per la campagna e casualmente si fermò nei pressi della casa del saggio contadino, il quale, vistolo triste e sconsolato gli chiese il perché e il giovane raccontò le sue pene.
Il saggio contadino che ne sapeva una più del diavolo invitò il giovane a dargli cento monete d’oro del regno e avrebbe avuto la soluzione.
Naturalmente speranzoso il giovane cavaliere consegno al contadino una borsa contenente 100 monete d’oro e ricevette la spiegazione dei tre indovinelli.
Felice come non mai il giovane principe cavalcò senza sosta correndo fino al palazzo del re bafè e in presenza di tutta la corte convocata e alla principessa bafigghia diede la soluzione agli indovinelli.
Penserete a questo punto che il vecchio non era poi così tanto saggio se aveva mancato alla promessa fatta al Re, non scandalizzatevi, il furbo contadino, scarpe grosse e cervello fino, sapeva e mai avrebbe infranto un giuramento mancando alla parola data.
Il re inferocito, cavalcò alla testa della sua scorta e raggiunse il vecchio contadino che serenamente ascoltò i rimbrotti del suo re e con calma gli domando: sire non mi avete voi detto che avrei dovuto tenere il segreto fino a quando non avrei rivisto la vostra faccia per cento e una volta?
Certo rispose il re e il contadino a quel punto sganciò la borsa dal suo fianco e depose nel cappello le cento monete doro con l’immagine del re perfettamente coniata a rilievo e aggiunse: mai mi sarei permesso di trasgredire ad un vostro ordine e mai mi sarei macchiata la coscienza se non avessi visto il vostro volto cento volte raffigurato in queste monete e una che è qui davanti a me.
Il nobile re dovette arrendersi all’evidenza dei fatti e alla semplicità del saggio suddito, Parabola significat tarantola ballerina.
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